MatteiDEV – Realizzazioni degli studenti

A Scuola… d’Arte

“Le meraviglie del Barocco, da Rubens a Maratta”,

l’ evento più importante della regione Marche.

(a cura di A. Cameli e G. Morgoni, classe IV B Informatica) 

Oggi, martedì 29 ottobre sembra una giornata normale per la maggior parte dei ragazzi dell’istituto superiore E.Mattei, ma per i ragazzi delle classi 4 B,E ed F si prospetta una giornata “speciale”, infatti andranno a Osimo, un paese del territorio marchigiano, per visitare una mostra di quadri del periodo Barocco. Abbiamo chiesto ai ragazzi e ai professori cosa si aspettavano dalla “lezione differita”… inutile dire che le risposte erano diametralmente opposte. Come coinvolgere dei 17enni in un’apparentemente “noiosissima” mostra di quadri vecchi quattrocento anni?

Siamo in viaggio, appena partiti dal piazzale della scuola, mentre la corriera si muove verso il “patibolo” i ragazzi si stanno già organizzando per la sosta al bar, tappa fondamentale dell’uscita.

Arrivati a Osimo abbiamo trovato subito le guide ad accoglierci e ci hanno accompagnato al Battistero.

Al centro della stanza un’ imponente fonte battesimale in bronzo cattura l’ attenzione dei visitatori.

I  quattro tori che sorreggono il battesimale sono il simbolo del cardinale Agostino Galamini protettore di  Osimo.

Una curiosità che ha colpito molti ragazzi è che una delle quattro statue appartenenti al Battesimale non può essere esposta nella sua sede originale poiché renderebbe l’intera opera un falso storico essendo solo una ricostruzione effettuata in seguito al furto dell’originale, per questo è stato deciso di posizionarla sulla parete di fronte.

In alto vi è la figura di Gesù che, con i gesti delle braccia, sembra benedire i presenti  e sotto di lui, spicca la statua di Giovanni  Battista.

Il soffitto del Battistero è decorato con affreschi risalenti alla fine del 1600, sul soffitto, opera di Antonio Santi, ci sono tre scene importanti: nella prima vi è rappresentata la piscina di Gerusalemme dove venivano battezzati i cristiani con attorno i quattro evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, nella seconda scena si vede Mosè salvato dalle acque dalla regina egiziana e la terza è la rappresentazione della guarigione di un uomo mediante le acque.

Sopra l’altare uno splendido affresco mostra la crocefissione del Cristo, ai piedi del crocefisso vi sono Pietro e Paolo. Ai lati della scena due angeli sorreggono un sipario rosso.

Al centro dell’altare una tela rappresenta il Battesimo di Cristo Gesù nelle acque del Giordano.

Quando la guida termina di parlare i ragazzi si affrettano verso l’uscita.

 

Eccoci arrivati a palazzo Gallo. Fatto realizzare dal cardinale Antonio Maria Gallo, vescovo di Osimo, era utilizzato come residenza privata. Poco è rimasto dell’ arredo originale ma, il salone dei ricevimenti  si è conservato in maniera splendida. Il soffitto è stato decorato da Cristoforo Roncalli (detto il Pomarancio) nel 1614, è suddiviso da riquadri fatti con stucco e oro zecchino, al centro vi è rappresentato il giudizio di Salomone e ai suoi lati ci sono due figure allegoriche, la sapienza umana a sinistra e la sapienza divina a destra.

Numerose altre figure femminili fanno da contorno alla scena principale, tra queste possiamo riconoscere la giustizia, la pace e la diligenza.

Fatto singolare che pur essendo stato costruito nel 1600 palazzo Gallo ha addirittura i “termosifoni”, infatti, se osserviamo le pareti con attenzione notiamo delle grate che, diffondevano aria calda nella sala.

Da notare la genialità del realizzatore che riprendendo intelligentemente la decorazione della parete nasconde questi “termosifoni” dall’ occhio del visitatore.

Sulle pareti della sala sono anche rappresentate numerose api. L’ape, allegoria della laboriosità, è diventata poi simbolo della banca che dal 1888 ha in custodia il palazzo, la cassa di risparmio di Osimo.

 

La guida ci ha poi  portato al nostro “appuntamento con l’ arte”.

La mostra, intitolata ” da Rubens a Maratta”, a cura di Vittorio Sgarbi, si apre con una sala introduttiva nella quale è introdotto lo stile seicentesco all’insegna del mecenatismo, con il ritratto di Antonio Maria Gallo eseguito dal Pomarancio nel quale il cardinale appare molto determinato. Il motivo della sua espressione è che essendo stato per molto tempo scalco al servizio del papa, una volta diventato vescovo è ossessionato dall’ idea di essere considerato ancora una persona di umili origini e vive la sua vita in una continua lotta per confutare questa idea.

La mostra è divisa in tre correnti artistiche principali, Naturalismo, Classicismo e Barocco.

La sezione dedicata al Naturalismo si apre con un’ imponente opera che molti hanno definito un “tappeto”. Si trattava in realtà di un arazzo alto 5 metri esposto su un piano inclinato, onde evitare che si creino strappi, rappresenta l’ assunzione della Vergine. L’ opera è realizzata intrecciando nel tessuto fili d’ oro e d’ argento che creano effetti di luce veramente suggestivi.

Nell’ “Ultima cena” di Simon Vouet si possono notare i caratteri principali del Naturalismo, dalla tavola imbandita alle figure umane tutto è rappresentato con precisione assoluta, per esempio i piedi del servitore sono sporchi e callosi.

Mano a mano che la Guida proseguiva nell’ illustrarci le opere esposte è stato “strano”  vedere quei ragazzi che qualche ora prima dicevano “vedrai che strazio la mostra!”, attenti e interessati, tutti rigorosamente in silenzio.

Molti sono stati gli autori esposti, Pomarancio, Rubens, Bernini, Reni, Guercino, Gentileschi, Preti, Vouet, Solimena,  Cantarini, Guerrieri, Sassoferrato, tutti hanno però una cosa in comune, il loro legame con il territorio marchigiano, in particolare Maratta originario di Camerano, del quale quest’anno ricorre il terzo centenario della morte.

Maratta, a cui è stata dedicata la mostra, è un importantissimo artista internazionale, nella sezione dedicata alle sue opere vi sono numerosissimi  ritratti, era abilissimo nel realizzarli, in uno di questi raffigura sua figlia Faustina nelle vesti di “allegoria della pittura”.

Nell’ ultima sala, invece, sono esposti in ordine cronologico dipinti di carattere religioso che mostrano  l’evoluzione dello stile di Manatta che, partendo dal rigore del Classicismo, riesce con il tempo a coniugarlo con la teatralità del Barocco, come fa nel ritratto del cardinale Antonio Barberini.

La mostra ci ha quindi mostrato l’evoluzione artistica che ha attraversato il Seicento partendo dal Naturalismo, del quale abbiamo potuto apprezzare numerosi quadri di Caravaggio, passando poi attraverso il Classicismo di Reni e Cantarini e arrivando infine alle complesse composizioni del Barocco che con le sue “vivezze” continua ancora oggi a meravigliare gli occhi di tutti.

Terminata la visita, i ragazzi  si sono diretti verso l’uscita impazienti di trovare un bar per fare merenda.

Nonostante il pessimismo iniziale, i ragazzi non sono diventati, per usare termini artistici, “allegoria della noia”, anzi, hanno riconosciuto che questa è stata un’ esperienza sicuramente positiva, che  ha permesso di affacciarsi al mondo dell’ arte e di toccare con mano gli argomenti già studiati in classe.

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